Rete duale

La quantità d’acqua utilizzata in un paese industrializzato aumenta esponenzialmente rispetto al tempo e, ciò che è più grave, al crescente fabbisogno degli utilizzatori fanno riscontro costi crescenti per la captazione, l’adduzione e i trattamenti dell’acqua.
In linea del tutto generale il problema dell’approvvigionamento idrico è reso sempre più complesso dal progressivo deterioramento dell’acqua disponibile, causato dai fenomeni di inquinamento, e ciò vale naturalmente anche per le acque destinate ad impieghi industriali e, in generale, diversi da quello potabile.
Le numerose e varie implicazioni concernenti il problema quantitativo e qualitativo delle disponibilità d’acqua impongono, più che mai, una politica globale ed unitaria per quel che concerne l’amministrazione delle risorse idriche.
Tale impostazione si attua secondo due principali direzioni: una che porta ad incrementare le risorse esistenti nonché a rendere disponibili, attraverso moderne tecnologie, nuove portate; l’altra che tende a provvedere alla salvaguardia dell’intero patrimonio idrico, quello già in uso e quello passibile di uno sfruttamento futuro.
Lo sviluppo delle risorse idriche e la lotta contro l’inquinamento delle acque costituiscono le componenti fondamentali dell’economia idrica.
Considerato che le possibilità di sfruttamento delle acque profonde sono condizionate dalle situazioni ideologiche, e che quindi, nel tempo, giungeranno al limite imposto dalla natura stessa, appare chiaro, come, al fine di soddisfare le crescenti richieste di acqua per usi potabili, industriali, agricoli, per il diporto ed altri servizi, occorrerà, sempre più, utilizzare le acque superficiali, nonché ricorrere all’impiego di acque non convenzionali.
Tali acque possono ottenersi adottando differenti tecniche tra cui il riuso delle acque reflue. Il riuso delle acque reflue per alimentare in serie utenze quantitativamente e qualitativamente via via meno esigenti, può garantire il soddisfacimento di molte richieste a costi relativamente contenuti.

Il reimpiego delle acque di rifiuto urbane rende disponibili portate non convenzionali, incrementando in tal modo le risorse idriche locali, rendendole in pratica indipendenti dagli eventi meteorologici.
Il reimpiego delle acque di rifiuto urbane, trattate, è una tecnica da tempo utilizzata per scopi agricoli.
In particolare il riutilizzo ad uso agricolo delle acque provenienti da impianti di depurazione, consente la valorizzazione dei carichi organici altrimenti dannosi per i corpi ricettori, rendendo disponibili risorse idriche anche cospicue diversamente non utilizzate, si dimostra oggi come un’opportunità estremamente interessante.
Da alcuni anni, nella penuria crescente di acque, il Il reimpiego delle acque di rifiuto urbane va sempre più diffondendosi per vari altri scopi quali:

  • lavaggio di strade, innaffiamento di parchi, di attrezzature sportive, ecc;
  • usi industriali;
  • scopi ricreativi

e anche se ancora a livello sperimentale, per uso diretto a scopo potabile.

L’ uso diretto a scopo potabile, a prescindere da moventi psicologici, desta ancora delle perplessità non tanto per considerazioni igieniche di natura biologica, ma piuttosto per la eventuale presenza di composti organici non biodegradati, di pesticidi, di sostanze tossiche di vario tipo (organico ed inorganico), di composti organo-metallici che si ritrovano nelle acque di rifiuto urbane in conseguenza, soprattutto, dell’inquinamento industriale ed artigianale.
Il reimpiego delle acque di rifiuto urbane per scopi industriali e diversi da quello potabile è particolarmente auspicabile e va sempre più diffondendosi e dà luogo nel contempo ad un incremento dei fattori facenti parte del bilancio idrico.
Consente sicuramente il soddisfacimento di molte richieste idriche a costi contenuti, soprattutto se confrontati con quelli relativi agli altri metodi di approvvigionamento, e l’entità dell’investimento non è eccessiva, se si tiene conto del periodo di recupero dell’investimento stesso. Perciò l’obiettivo del risparmio idrico deve includere la formazione di una nuova cultura che concepisca l’acqua non più come un bene illimitato, bensì limitato nella qualità e quantità.

L’Applicazione al Territorio Salernitano

Tali considerazioni sono valide anche per il territorio salernitano.
In particolare la popolazione della città di Salerno e dei comuni limitrofi già da diverso tempo sta soffrendo per la carenza idrica che, come è noto, va aumentando col passare degli anni e che si manifesta con maggiore evidenza nel periodo estivo.
La riduzione delle risorse idriche disponibili ed il contemporaneo aumento del fabbisogno rende indispensabile un uso razionale delle acque.
Un notevole incremento delle risorse idriche può ottenersi proprio attraverso il riuso delle acque reflue urbane, dopo un idoneo trattamento terziario.
Le acque non potabili, dopo aver subito il trattamento terziario, nel rispetto dei valori limite della tabella del D.M. 185/2003 (D.L.vo 152/99 e D.L.vo 258/2000), possono essere utilizzate per alimentare utenze con diversi scopi, tra cui:

  • insediamenti industriali;
  • uso irriguo agricolo;
  • rete di innaffiamento del verde pubblico e dei campi sportivi;
  • apparecchiature di servizio dell’ospedale;
  • riempimento delle autobotti della caserma dei Vigili del Fuoco;
  • lavaggio dei vagoni della stazione ferroviaria;
  • lavaggio delle navi nel porto commerciale;
  • bocche antincendio;

La riduzione del consumo di acqua potabile, per la sola città di Salerno, a tutto vantaggio delle relative utenze, sarà pari all’incirca a 150 l/sec: tale è il consumo medio di acqua utilizzata per scopi non potabili secondo i dati forniti dall’Ufficio Acquedotto del Comune di Salerno. Si ha così, la creazione di una nuova dotazione di acqua per scopo non potabili, con incremento dalla disponibilità complessiva di acqua per le utenze idropotabili.
Bisogna puntualizzare che il depuratore di Salerno ha, nell’ambito della propria struttura consortile, già un impianto di trattamento terziario funzionante per soli usi interni (da 50 mc/h ˜ 13 l/sec. )ed un altro in fase di completamento destinato ad altre utenze (da 600 mc/h. ˜ 166 l/sec.).

L’impianto terziario di progetto da 150 l/sec rappresenta, dunque, un complemento di quello consortile da complessivi 180 l/sec. in modo da ottenere un funzionamento in parallelo per servire utenze diversificate, per qualità e quantità di acqua richiesta.

Infatti, mentre l’impianto consortile, che è basato su chiariflocculazione e filtrazione su sabbia, fornisce delle caratteristiche finali all’acqua secondaria tali da poterle utilizzare con buoni risultati in una rete per l’industria o attività similari, l’impianto di progetto, che aggiunge, invece, anche la sterilizzazione a raggi ultravioletti e quella chimica di sicurezza, contenendo i valori limite entro quelli della tabella D.M. 185/2003, può servire la rete principale per le altre utenze, tra cui quelle irrigue.

Si configura, così, una modularità di funzionamento degli impianti stessi che, tenendo presente la sempre più notevole esigenza di acqua per usi terziari, potranno soddisfare, oltre la richiesta della città di Salerno anche quella dei comuni limitrofi, ove sono presenti considerevoli insediamenti industriali e vaste aree ad uso agricolo.

Dal punto di vista economico è da sottolineare il notevole risparmio che si riesce ad ottenere nel costo di produzione dell’acqua non potabile rispetto a quello medio dell’acqua potabile, con una conseguente minore spesa, tenendo conto della produzione giornaliera di acqua trattata (12.960 mc/giorno).

E’ necessaria la realizzazione dei seguenti elementi:

  1. impianto per il trattamento terziario
    • condotta di derivazione dall’impianto di depurazione
    • vasca di accumulo dell’acqua greggia
    • impianto di trattamento
    • vasca di accumulo dell’acqua trattata
  2. impianto di sollevamento
    • gruppo di pompe
  3. condotta premente
    • tubazione in acciaio
    • protezione catodica
  4. serbatoio
    • vasche
    • camera di manovra
  5. condotta di distribuzione principale
    • tubazione in vetroresina PRFV ed in polietilene PE100
    • pozzetti di derivazione, di sfiato, di scarico